Perchè il ritorno di Zooloander segna una svolta nei rapporti tra webseries e Hollywood

Da Next-tv

Nei giorni scorsi abbiamo tratteggiato un breve ritratto delle attività di Paramount Digital nell’emergente settore dei seriali per web. Un ingresso in campo limitato al finanziamento e alla produzione, senza dunque velleità distributive, a differenza diSony/Crackle, ma progressivamente sempre più marcato: dal test iniziale con i thriller giovanilistici (Circle of Eight) alla prima hit significativa (LXD). Viene dunque spontaneo chiedersi: quale può essere il terzo, naturale step nella strategia di una major verso i contenuti originali Internet-only? Naturalmente sfruttare la propria sterminata library di proprietà intellettuali.

È questo il senso da attribuire all’annuncio della webserie animata di Zoolander, agli occhi di molti l’incarnazione stessa del concetto di cult cinematografico (anche perché di campione d’incassi non si può proprio parlare; Zoolander ebbe un debolissimo risultato risultato al botteghino, complice la sfortunata data di debutto a ridosso dell’11 Settembre 2001, del tutto stridente con il genere comico-surreale del film).

A distanza di dieci anni, infinite repliche televisive e solidissime vendite home video, il sequel di  Zoolander – più volte annunciato e mai approvato per le sale (sebbene si continui a parlare di chances per il 2012) – approda così online. È uno sviluppo logico. La proprietà intellettuale va dove sono ammassati i suoi fan, nei social e nel Web 2.0, da Facebook al redivivo Myspace, dai grandi videoaggregatori come MSN, AOL, YouTube, Yahoo e Hulu all’App Store di iPhone e iPad.

Ci va in formato animazione, e anche questo è uno sviluppo logico. Nessuno oggi ha il budget per pagare un cast con Ben Stiller, Owen Wilson e Will Ferrell e sperare di ritornare dell’investimento tramite l’online advertising. Le animazioni in Flash sono di contro un capisaldo dell’intrattenimento su Internet sin dal finire degli anni ’90, e consentono di utilizzare ugualmente i nomi di Stiller, Wilson e Ferrell “in locandina”, facendogli prestare la voce ai rispettivi personaggi in fase di doppiaggio.

In realtà, Stiller, creatore e regista dell’opera originale, sarà coinvolto in misura ben più vasta che non nel semplice ruolo di doppiatore. La sua firma sarà onnipresente nei webisodes di Zoolander, a partire dai credits come produttore tramite la sua Red Hour Films.

Per Stiller sembra l’alba di un coinvolgimento massivo nell’online video. Al momento sta dirigendo i genitori, una celebre coppia di comici anni ’60, in un lungo ciclo di interviste sul filo della memoria intitolato Stiller and Meara. Chiaramente rivolto a un pubblico di nostalgici e studiosi dell’epoca, Stiller and Meara è netcastato da Yahoo e ha il sapore dell’auto-produzione.

Sotto l’ombrello Paramount invece, oltre a Zoolander, Stiller produrrà nel 2011 Billy Glimmer. Stavolta una sitcom dal vivo, in stile Malcom in the Middle, dunque con il protagonista che oltrepassa la Quarta Parete e si rivolge direttamente agli spettatori. Billy Glimmer sarà diretta da Jason Woliner e interpretata da Stiller in carne e ossa, nei panni di un imitatore mezza tacca alla disperata ricerca di sbarcare il lunario nei club di Las Vegas.

Al giornalista del New York Times che gli chiedeva che differenza ci fosse tra Stiller and Meara e le imminenti produzioni per Paramount Digital, Stiller ha replicato tra il serio e il faceto: “In un caso si è trattato di dire «dai, giriamo un paio di clip da 5 minuti e postiamole online», nell’altro «dai, proponiamo il progetto agli studios e scanniamoci per sei mesi sul budget»”. Una battuta che descrive in modo assai efficacia la dicotomia via via crescente tra webseries indipendentiwebseries targate Hollywood.

http://www.next-tv.it/2010/10/28/perche-il-ritorno-di-zoolander-segna-una-svolta-nei-rapporti-tra-webseries-e-hollywood/

 

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