Crollo ascolti tv tra i giovani negli Usa, Fox compensa con spot sul web

Da Next-tv

 

La TV generalista in chiaro USA se la passa sempre peggio. Progressivamente emarginati nelle abitudini di consumo mediatico degli americani – in favore della payTV via cavo/sat e dei servizi di video on demand in streaming come NetflixHulu Plus – i grandi network non riescono a compensare con la catch up tramite DVR il crollo degli ascolti. In particolare non riescono a compensare il crollo degli ascolti nella fascia demografica 18/49 anni, la più appetita dagli inserzionisti. Il pubblico diminuisce quantitativamente da anni, ma soprattutto diminuisce la quota di giovani adulti.

Le tariffe pubblicitarie stipulate in estate nel corso dei cosiddetti upfronts (l’annuale meeting di presentazione dei palinsesti, durante il quale vengono chiusi gran parte dei contratti pubblicitari per la stagione invernale) non prevedevano l’improvvisa accelerazione del processo di invecchiamentodelle emittenti televisive principali. Chi ha tra i 12 e i 24 anni, un tempo la platea per eccellenza del tubo catodico, oggi guarda la TV per la metà del tempo di quanto la seguono gli over 65: 100-110 ore al mese contro 200.

Tra tutte le emittenti, la posizione più grave è quella di FOX, scesa in prima serata tra i 18/49 anni del 20% rispetto al 2009, dopo le prime 8 settimane di trasmissioni autunnale. Va un po’ meglio ABC, meno 8%, mentre sono sostanzialmente in pari o in lieve ripresa CBS, +3%, e NBC, +2% (ma è un modesto rimbalzo tecnico su un 2009 da disastro epocale).

Sorprendentemente, l’unico canale in chiaro a diffusione nazionale che guadagna audience sotto i 50 anni è l’ispanica Univision, +16%; in diversi giorni ormai batte i concorrenti di lingua inglese con le sue novelas messicane, e questo la dice lunga sulla crisi nera della TV lineare negli States.

Secondo indiscrezioni raccolte da AdWeek, per tacitare le proteste e compensare gli sponsor degli spettatori mancanti, FOX avrebbe prospettato una soluzione “digitale”: spot gratuiti nei telefilm netcastati online. È la prima volta in assoluto che un broadcaster USA inserisce nell’equazione che più conta per il suo modello di business, i ricavi pubblicitari, la messa in onda in streaming dei suoi show.

Alcuni ritengono sia una mossa disperata. Per non dover restituire ai clienti le somme già versate in caso di ascolti minori del previsto, di solito le emittenti TV offrono in cambio spazi aggiuntivi in altri segmenti del palinsesto, daytime o seconda serata. Quest’anno però FOX non ha inventario, come si dice in gergo. Non ha slot liberi, è tutto occupato. L’unica area in cui l’affollamento è relativamente limitato e ci sono dunque margini di trattativa è appunto l’online.

A quanto pare gli inserzionisti sarebbero interessati all’accordo – a ennesima dimostrazione di quanto Internet conti per le aziende anglosassoni (sarebbe interessante osservare la reazione se un esperimento simile venisse condotto invece da RAI o Mediaset) – purchè gli spot sostitutivi siano inseriti dentro gli stessi programmi per i quali avevano acquistato break TV. Ad esempio: chi aveva comprato interruzioni commerciali durante il Dr. House, per riequilibrare ascolti risultati non in linea con quelli promessi vuole adesso altrettante interruzioni commerciali dentro lo streaming del Dr. House su Fox.com, e non altrove all’interno del sito FOX.

Richieste che sembra vengano per il momento accontentate dalla dirigenza FOX. Almeno fin quando non si esaurirà anche lo spazio per gli spot in streaming…

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