Intervista esclusiva al n°1 di Endemol

Next tv propone un’intervista a Marco Bassett, #1 di Endemol in cui racconta la sua idea di Next Tv

“La piattaforma non conta: per vincere sul mercato servono innovazioni e sperimentazione”.
Dal Grande Fratello a Vieni via con me di Fazio e Saviano. Dietro alcuni dei programmi di maggior successo della nostra televisione c’è lui, Marco Bassetti, numero uno di Endemol Italia, la sezione italiana di una delle più importanti società europee di produzione di format televisivi. Nata in Olanda, poi acquistata dalla spagnola Telecinco e dal 2007 partecipata da Mediaset, Endemol è uno dei colossi tra i produttori di contenuti della “vecchia televisione” e, anche per questo, sta dedicando grande attenzione alla “new television”, dove i contenuti fanno la parte del leone.

di Myrta Merlino

Bassetti, ormai sono tutti d’accordo: la TV del futuro è nella convergenza tra televisione, internet e smartphone. A che punto siamo in Italia? E quali variabili possono determinare sul nostro territorio un ulteriore rallentamento o un’improvvisa accelerazione?

Fa parte del nostro credo ritenere che la tecnologia sia fondamentale per la convergenza ma che il vero fattore killer sia il contenuto. Il primo contenuto convergente capace di attivare con importanti volumi di traffico e capace di generare profitti su queste piattaforme fu 12 anni fa Big Brother. Sono personalmente convinto che la convergenza su piu piattaforme del medesimo contenuto con tutte le sue derivazioni sarà un importante driver di crescita sopratutto perche’ consente un modello di business più efficiente, meno rischioso, più penetrante e più capace di generare valore. Rimango piuttosto scettico sulla convergenza limitata allo strumento tecnologico seppure molto avanzato capace di raccogliere tutte le funzioni di fruizione e di interattività.

Lo scenario di mercato, in Italia, è molto complesso, in rapidissima evoluzione e caratterizzato da un fenomeno a “doppia velocità”: da una parte, gli utenti, sempre più disponibili e pro-attivi nello sperimentare nuove piattaforme e modalità di consumo (basti pensare, anche in l’Italia, alla penetrazione del DTT e al successo del mondo apps); dall’altro, il mondo della comunicazione che, ad eccezione di alcuni grandi player, rimane ancora ancora molto prudente nell’allocare risorse nel digital e vede il “nuovo” mondo più come un problema – di posizionamento, strategie, modelli di business e controllo editoriale – che non come una fonte di ricavi aggiuntivi.

Non a caso, le analisi previsionali sull’evoluzione dei ricavi stimano che al 2014 sarà ancora la piattaforma televisiva a realizzare oltre il 94% dei ricavi complessivi [fonte e-Media, settembre 2010]. A questo si aggiunge una strategia da parte dei principali gruppi editoriali italiani ancora in divenire, in prevalenza finalizzata più al presidio delle nuove piattaforme che allo sviluppo di concrete opportunità, complice anche l’estrema difficoltà del business che presenta tante le dimensioni da tenere sotto controllo (tecnologia, distribuzione, contenuti, diritti, modelli di business, marketing e comunicazione), competenze scarse e poco “storico” consolidato.

Endemol è un colosso della produzione audiovisiva. Quali sono i progetti del vostro gruppo per la tv del futuro? E quale produzione web original è da ritenersi a oggi il maggior successo di Endemol?  

Il nostro obiettivo è quello di essere presenti ovunque ci sia un’audience con modello di business adeguato. Quindi per essere chiari ci interessano piattaforme e mercati nei quali i nostri contenuti sono in grado di generare un valore che viene riconosciuto al produttore e dove riteniamo importante posizionarci per il futuro. Endemol ha continuato a sviluppare al suo interno competenze focalizzate sul digital attraverso lo sviluppo di “unit” dedicate all’interno delle opcos, l’acquisizione di società verticalizzate sull’ideazione e produzione di contenuti per le nuove piattaforme e il recente lancio della nuova divisione Endemol Worldwide Brands, che avrà l’obiettivo di sviluppare progetti di brand exploitation cross-platform per i format tv, applicazioni e social game.

Sul fronte dei contenuti sono moltissime le esperienze sviluppate a livello locale, con grandissima dinamicità nella proposizione non solo da parte degli Stati Uniti e UK (dove grazie all’inglese è più facile raggiungere masse critiche significative) ma, anche dei paesi “non english speaking“, primi tra tutti Italia, Spagna e Francia. E proprio in Italia, grazie a YAM112003, abbiamo firmato alcuni tra i progetti più interessanti e originali: Bonsai TV, il primo canale IPTV del mercato italiano per un target 15-25 per Telecom Italia; Quasi TG, un quotidiano di news satiriche per Vodafone; ma anche iniziative di branded entertainment per brand di primo piano come Nestlè, Ferrero, Focus, Citroen, ecc.

Quale modello di business per la tv del futuro? Video gratis supportati dalla pubblicità oppure Freemium, a metà tra un’offerta di base gratuita e servizi su misura premium, o ancora fruizione su abbonamento o infine pay on demand? Come definireste il vostro attuale modello di business relativamente alle attività audiovisive online e soprattutto quale invece considerate il più adatto all’Italia?

In realtà, Endemol lavora maggiormente sul fronte B2B, intervenendo quindi poco nella definizione dei modelli di business delle piattaforme che distribuiscono i suoi contenuti. Per quanto riguarda invece il fronte branded entertainment, la distribuzione è sempre gratuita essendo pagata dallo sponsor. Su Internet, sperimentiamo anche, su alcune properties consumer, anche modalità in revenues sharing da raccolta pubblicitaria.

In che modo l’esplosione di smartphone, tablet e in futuro televisioni internet-enabled accanto al tradizionale web su pc sta influenzando (o influenzerà) le scelte strategiche di Endemol rispetto all’offerta di contenuti audiovideo online?

La strategia di Endemol è essere leader sul mercato dell’intrattenimento, quale che sia la piattaforma di distribuzione. Innovazione, sperimentazione e qualità sono le nostre tre key-words per i prossimi anni.

La Tv del futuro per ora parla inglese. Google/YouTube, Apple, Facebook, Twitter, in futuro forse Netflix e Hulu: le dimensioni globali intrinseche a internet iniziano a duplicarsi anche sul fronte neo-televisivo e presto arriveranno nei salotti grazie agli apparecchi TV Net-connessi. In che modo istituzioni e Sistema Paese dovrebbero reagire per difendere l’industria nazionale e le nostre unicità culturali?

La tecnologia parla inglese, così come il marketing, ma i contenuti devono trovare un mix equilibrato tra globale e locale. Questo significa che l’Italia deve mantenere alta la sua capacità di ideare e realizzare prodotti originali, coltivare i talenti e formare a nuove professionalità. Anche le istituzioni possono contribuire, penso alla realtà delle film commission e/o dei grandi eventi culturali dove è importante continuare a lasciare spazi e risorse per promuovere la creatività. In questo senso, l’esperienza di Bonsai TV è stata molto interessante: il 50% del palinsesto era composto da produzioni italiane, realizzate da giovani professionisti (in media under 25) e in ampia sinergia con le principali scuole di specializzazione sul multimediale.

Sulla base di quali benchmarks (sia quantitativi che qualitativi) verranno valutate le hit nel mercato del web video italiano?

Paradossalmente, pur essendo il web intrinsecamente misurabile, è molto difficile riuscire a creare delle metriche standard; si tratta però non solo di un problema di rilevazione ma di frammentazione dell’ascolto difficile da monitorare. Valutare l’efficacia di un video vuol dire verificare quante views ha fatto sulla propria property ma, anche, quanti embedding ha prodotto, quanti commenti, quanto ha girato su You Tube e quante citazioni ha ricevuto…

Con la Tv del futuro, l’Auditel sarà ancora attendibile?

Noi in Italia con Auditel abbiamo un sistema di rilevazione tra i più sofisticati se non il più sofisticato che c’è in Europa, a dispetto della nostra vulgata, che il più delle volte è ispirata da quelli che non fanno ascolti o da quelli a cui non piacciono i programmi che fanno ascolti, tipico purtroppo di un atteggiamento superficiale e puramente intellettuale che caratterizza il mondo dei media italiano.

La prova di tutto ciò è di una evidenza assoluta e consiste nel fatto che la quota della torta pubblicitaria investita in televisione in Italia non ha paragoni in Europa e viene fatta sulla base delle rilevazioni Auditel, e nei centri media italiani non ci sono pazzi da manicomio ma seri professionisti. L’Auditel giocherà un ruolo decisivo anche nei prossimi anni e probabimente si andrà verso un’idea di global audience, dove però ogni piattaforma avrà la sua metodologia di rilevazione e tanta statistica a far quadrare i dati!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...