Youreporter e il citizen journalism: la rivincita dell’informazione locale

Da Next-tv

Che il Corriere della Sera potesse aprire il suo sito con lo scoop raggiunto grazie al video di un cittadino era, fino a ieri, un auspicio dei fondatori di Youreporter.it, degli esperti di giornalismo on line e della moltitudine di ragazze e ragazzi che partecipano, con passione e determinazione, alla prima piattaforma italiana di video giornalismo partecipativo. Ma da ieri, la musica è cambiata per molti.
E’ stato infatti un video di Youreporter  a consentire l’identificazione e l’autodenuncia di Manuel, il pizzaiolo precario che, colpendolo violentemente con il casco durante la manifestazione studentesca del 14 dicembre, ha rotto il naso a Cristiano, indignando l’Italia intera.

Per spiegare il fenomeno, e il suo successo, dobbiamo fare un passo indietro. “Vuoi raccontare una notizia? Sei stato testimone di un fatto di cronaca? Vuoi inviare il tuo video-denuncia?”. Comincia così la presentazione del progetto di Youreporter.it, da cui ormai prendono regolarmente spunto anche i TG e i programmi di informazione delle grandi reti televisive generaliste. Ed è proprio in questo incipit che si trova la chiave del successo del portale: a fronte della conclamata crisi della carta stampata, è forte il desiderio di informare, informarsi e essere informati. I tradizionali  mezzi di comunicazione, infatti, si scontrano con il limite di non riuscire ad essere sempre “sulla notizia”, ed è qui che entrano in gioco gli utenti: basta munirsi di una videocamera, filmare ciò che si vuole, registrarsi sul sito, caricare il video et voilà… si diventa giornalisti per un giorno.

Il sito non intende sostituirsi ai mezzi di informazione tradizionali, con i quali – anzi – ha previsto sin dall’inizio interessanti forme di collaborazione: qualunque telegiornale può usare i video di Youreporter.it a patto che venga esposto il logo del sito durante il servizio. Così è accaduto per lo scoop del Corriere.it e così ha fatto Studio Aperto nell’edizione del 19 dicembre scorso, quando ha mandato in onda un video per il servizio sui disagi provocati dalla neve sulle autostrade. E come ogni fonte che si rispetti inizia a dare vita alle prime polemiche: qui quella con il TG1.

http://www.youreporter.it/player/flv.swf

Sono esempi di come il piccolo sia diventato grande: già da tempo ormai il locale sta spiazzando il nazionale per la sua capacità di catturare notizie e immagini specifiche di un evento, con angolature e testimonianze alle quali – spesso – il grande occhio dei media nazionali (e tradizionali) non arriva. Per media locali, infatti, non intendiamo solo le reti che hanno un canale televisivo (un sito o un quotidiano) e un palinsesto ben strutturato, ma anche un blog o una pagina Facebook o un profilo Twitter, è cioè tutto quello che riesce a catturare un piccolo particolare di un evento. Il ruolo del giornalista rimane inalterato: è sempre lui che trasmette la notizia e si assicura che questo avvenga nel modo migliore ma, adesso, può avvalersi anche dell’aiuto dei suoi lettori/spettatori. Così, si va a creare una forma di collaborazione aperta, in cui ognuno può dare il suo contributo per avere un’informazione a 360°: è ciò che negli Usa si chiama citizen journalism.

E’ un paradosso. Mentre la televisione locale affronta la crisi più dura di tutti i tempi, la rivoluzione digitale apre praterie di opportunità per chi ha il coraggio di scommettere sui nuovi modelli di sviluppo resi possibili dall’avvento delle nuove tecnologie. E i primi a poterne beneficiare sono proprio gli editori delle tv locali, veicolo perfetto per indossare i panni degli alfieri dell’informazione del futuro, quella che in molti vedono sempre più partecipata e localizzata.
Come esempio di “alfiere digitale” scegliamo Primocanale. Una scelta obbligata: nel luglio del 2001  è stata l’emittente locale genovese a realizzare il maggior numero di servizi, molti dei quali anche in diretta, sui fatti del G8 di Genova. Numerose reti televisive nazionali italiane, ma anche  i network televisivi in lingua inglese come la CNN riutilizzarono le immagini dell’emittente.

È riuscita lì dove i grandi telegiornali non sono nemmeno arrivati: la cronaca secondo per secondo vista dalle più svariate angolature di un evento che ha nel bene e nel male colpito il pubblico italiano. Ed è stata sempre Primocanale a dare la massima informazione durante l’alluvione dello scorso ottobre in Liguria.

“Fateci largo che passiamo noi”, gridano i protagonisti dell’era della convergenza cross-mediale. E non devono avere troppo torto, se pensiamo che fu proprio l’anchorman più in auge oggi, ovvero Enrico Mentana, a precorrere i tempi proprio ai tempi degli scontri di Genova del G8, quando riuscì grazie ai contributi delle emittenti locali e alle testimonianze dei presenti, a dare uno spicchio di verità sulla morte di Carlo Giuliani.

– Francesca Lizi

 

 

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